Non è una semplice esposizione quella aperta negli spazi della galleria De Spirt di Pordenone, in viale Grigoletti 34. La mostra “Oltre”, nuova personale di Giorgio Celiberti, si presenta piuttosto come un percorso immersivo nella ricerca di uno dei protagonisti più autorevoli dell’arte italiana contemporanea. Un itinerario che invita il pubblico a varcare i confini dell’immagine per entrare in un territorio dove pittura, materia e memoria dialogano tra loro.
Celiberti è una figura centrale della scena artistica italiana fin dal secondo dopoguerra. Nel corso di oltre sessant’anni di attività ha costruito un linguaggio personale, riconoscibile e libero da etichette, capace di intrecciare segno, materia e riflessione civile. La sua arte non si è mai legata rigidamente a movimenti o correnti: al contrario, ha sempre seguito un cammino autonomo, guidato da una tensione interiore che ha fatto della ricerca artistica un’esperienza profondamente personale.
La mostra pordenonese restituisce proprio questa dimensione, presentando opere realizzate con tecniche differenti ma unite da una stessa energia espressiva. Il percorso espositivo, curato da Luciano De Spirt, riunisce tempere su tela, serigrafie polimateriche, terrecotte policrome e calcografie, linguaggi diversi che testimoniano la vitalità di una ricerca in continuo movimento. Nelle tempere emerge un delicato equilibrio tra colore e struttura; nelle serigrafie la materia assume una presenza quasi tattile; le terrecotte riportano il gesto creativo a una dimensione primordiale e arcaica, mentre le calcografie restituiscono la forza incisiva e rigorosa del segno.
Il titolo della mostra suggerisce già la chiave di lettura dell’intero progetto: andare “oltre”. Oltre i limiti della superficie pittorica, ma anche oltre i confini interiori e simbolici dell’opera. È un invito a superare ciò che appare immediato per scoprire, attraverso la materia e il segno, un livello più profondo di esperienza.
Secondo il critico Alessio Alessandrini, il lavoro di Celiberti ha sempre sfidato le classificazioni tradizionali: si muove tra figurazione e astrazione, tra gesto e concetto, senza appartenere completamente a nessuna di queste dimensioni. La sua è una ricerca indipendente, che attraversa i decenni mantenendo una sorprendente vitalità e che nasce da un’esigenza primaria: quella di nominare, e continuamente rinominare, il mondo attraverso il linguaggio dell’arte.
Un passaggio decisivo nel suo percorso è stato l’incontro con la memoria del lager di Terezín, esperienza che ha segnato profondamente la sua visione. Da quel momento, come ricorda la critica Donatella Moretto, la materia pittorica è diventata luogo di testimonianza e la luce una conquista lenta, quasi faticosa. Nei suoi lavori compaiono segni, lettere, numeri e simboli: frammenti di una scrittura visiva che rimanda alla dimensione più essenziale dell’umano.
“Oltre” restituisce proprio questa tensione continua. Le superfici incise, le cromie essenziali e le forme che emergono dalla materia raccontano un’arte che non offre risposte definitive, ma che continua a interrogare il presente, muovendosi tra ombra e luce.
La mostra resterà aperta fino al 29 marzo, dal martedì al sabato (10–12.30 e 16–19), all’interno della programmazione espositiva della galleria De Spirt.
L’inaugurazione di questa sera rappresenta quindi non solo un appuntamento artistico, ma anche un momento di incontro per la città: l’occasione per avvicinarsi al lavoro di un maestro che, attraverso l’energia del segno e la profondità della materia, continua a raccontare il nostro tempo.